18 Ott

Cooperative fittizie e prestanome, manodopera a basso costo, Iva non pagata, tasse e contributi non versati. Soggetti che poi spariscono nel nulla e un ammanco nelle casse dello Stato di 400 milioni di euro all’anno. Un sistema illecito, terreno fertile per azioni di caporalato, con il campo aperto a ’ndrangheta nonché ai grandi evasori. Azioni illegali che falsano il mercato e danneggiano le cooperative che invece lavorano come si deve.

Accade in settori come quelli della logistica dei servizi, nell’alimentare, grande distribuzione e meccanica. Una pratica che ora le misure dedicate alla false coop, contenute nel decreto fiscale, mirano a contrastare ed eliminare.

Tra i 55 articoli della manovra, figura l’estensione del regime di reverse charge per il contratto all’illecita manodopera. A pagare l’Iva è dunque l’acquirente e non il venditore. Non da meno – per contrastare il fenomeno – il riconoscimento del reato di “somministrazione fraudolenta” che aggiunge alle sanzioni ordinarie, l’ammenda di 20 euro per ogni lavoratore e per ogni giorno di lavoro irregolare. A carico dell’azienda appaltatrice e del committente.

L’obiettivo e far sì che le imprese che esternalizzano la manodopera si rivolgano a cooperative oneste. Che devono far fronte alle false cooperative, sempre più numerose – specie in anni di crisi – tanto che stando all’ultimo report dell’Ispettorato nazionale del lavoro, nel 2018 su 3.311 cooperative analizzate “ne sono risultate irregolari 1.986 (circa il 60 per cento)”.